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Programma Congressuale

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  da 10:00 a 11:30

Forme fisiche dei sistemi urbani [ ws.106 ]

La suddivisione in  sistemi locali del lavoro ha dato luogo ad una dei modi più interessanti di rappresentazione statistica del territorio, generando una griglia di lettura sostanzialmente svincolata dalla geografia amministrativa e più efficacemente orientata ad una lettura sociale ed economica dei luoghi dei vita.
In questa sessione verranno illustrati i metodi  di costruzione e alcuni casi rilevanti di utilizzo dei nuovi sistemi locali del lavoro per una interpretazione di fenomeni diversi  (urbanizzazione, cultura, sistema produttivo, demografia).

Programma dei lavori

Consumo di suolo e forme insediative nei sistemi locali urbani

La geografia dei Sistemi locali consente una lettura dei livelli di consumo di suolo e delle morfologie dell’edificato dei principali sistemi urbani, prescindendo dalle discontinuità artificialmente introdotte dai limiti amministrativi. Sono stati a tal fine utilizzati alcuni indicatori descrittivi di due componenti, livelli e forme del consumo di suolo, utilizzando come base cartografica di analisi quella delle basi territoriali dei censimenti (2011). Per la quantificazione dei livelli di consumo i Sl sono stati classificati in funzione della combinazione dei valori di due indicatore: l’incidenza delle superfici dell’edificato strutturato e la densità della popolazione residente in aree extra-urbana. La lettura si arricchisce con una misura del “peso” dei principali poli attrattori (in termini di concentrazione dei posti di lavoro) di ciascun sistema locale. Per la descrizione delle forme degli insediamenti le stesse aree sono stati invece caratterizzate in base alla superficie media delle aree edificate e della concentrazione di queste ultime sul territorio (densità).  Un’ulteriore misura morfologica considerata descrive il grado di frammentazione dei margini dell’edificato. In questa analisi emerge in modo netto la disomogeneità delle forme insediative che caratterizzano le maggiori realtà urbane italiane, riconducibile a diversi modelli di sviluppo delle reti connettive locali nelle quali si sostanziano le relazioni tra persone e attività.

Ferrara
Intervento di Alessandra Ferrara al seminario "Forme fisiche dei sistemi urbani"
Alessandra Ferrara Direzione centrale delle statistiche socio-demogfrafiche e ambientale - ISTAT Biografia Vedi atti

Prima ricercatrice Istat, geografa, esperta di analisi spaziali e costruzione di sistemi di indicatori statistici. Coordina l’indagine Istat sulla qualità dell’ambiente urbano e delle utilities ambientali locali. Nelle più recenti esperienze lavorative ha collaborato: al progetto UrBes per la definizione di un set multi-tematico di misure (complementari al Pil), descrittive del benessere a livello urbano; al progetto per il Monitoraggio delle città e comunità intelligenti, al progetto per la definizione di indicatori descrittivi (stato ed evoluzione) dei paesaggi (urbani e rurali).

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Una classificazione socio demografica dei sistemi locali

L’utilizzo dei sll per rappresentare gli aspetti socio demografici del territorio italiano, consente una prima importante sintesi di un mosaico composito di realtà pulviscolari tra loro molto eterogenee. I sll, infatti, permettono di analizzare le diverse caratteristiche comunali all’interno di una unità di base omogenea, individuata su una definizione ampia e articolata che generalmente viene data al mercato del lavoro e che si concretizza localmente sul territorio. Partendo dai sll, la dimensione socio-demografica può essere sintetizzata focalizzando l’attenzione su tre assi principali: la struttura demografica, la dinamica di popolazione e un terzo asse che, con caratteristiche più sfocate, individua gli aspetti più propriamente territoriali. All’interno di queste specificità sono stati individuati, con delle metodologie statistiche di clustering, degli ulteriori raggruppamenti che consento di individuare profili sociali simili, pur nell’indubbia variabilità che caratterizza il territorio italiano. Ciò consente di aumentare la capacità interpretativa dei diversi fenomeni territoriali dando a questi, una gradazione cromatica altrimenti valutata senza sfumature. Ciascun cluster presenta, quindi, delle precise caratteristiche socio-demografiche che, da una parte, ne definiscono la natura rispetto agli altri gruppi e, dall’altra, ne qualificano la portata cognitiva.

Lipizzi
Intervento di Fabio Lipizzi al seminario "Forme fisiche dei sistemi urbani"
Fabio Lipizzi Direzione centrale per lo sviluppo dei sistemi informativi e dei prodotti integrati, la gestione del patrimonio informativo e la valutazione della qualità - ISTAT Biografia Vedi atti

Fabio Lipizzi, nato a Roma  il 15/01/1964, è ricercatore presso l’Istat e si occupa, in particolare, di dati territoriali. Ha collaborato con Istituzioni pubbliche e private e attualmente è responsabile dell’unità operativa “Basi territoriali”. E’ un esperto dei sistemi informativi geografici (GIS) e si occupa di produzione e analisi di dati geografici. Ha partecipato, tra le altre cose, a varie edizioni del rapporto annuale sulla situazione del Paese e a numerosi convegni scientifici con contributi applicativi sulle dinamiche spaziali di fenomeni socio-demografici.  E’ stato anche responsabile della “Progettazione e produzione di Atlanti territoriali”. L’attività che ha come obiettivo di fornire all’utenza strumenti conoscitivi sulle specificità territoriali, caratterizzati dall’integrazione dei dati provenienti da fonti diverse ad un livello di dettaglio fine.

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Patrimonio, paesaggio, tradizione e creatività: la geografia culturale dei SLL

La caratterizzazione socio-economica dei sistemi locali permette di verificare in che misura fattori come il patrimonio artistico e naturale, la storia, la cultura e la tradizione locale rappresentino una risorsa e un’opportunità di crescita per i territori.
Attraverso una lettura dei dati e indicatori statistici disaggregati a livello territoriale si cerca dunque di misurare “la vocazione culturale e attrattiva dei Sistemi locali”, definita in funzione della consistenza del patrimonio culturale e paesaggistico e del loro orientamento verso la produzione di beni e servizi che incorporano ed esprimono un alto contenuto culturale - simbolico, estetico, artistico e creativo, legato alla tradizione e all’identità dei luoghi, e che possono rappresentare un fattore strategico per i processi di sviluppo.
Nello specifico, due sono i principali parametri considerati. Da una parte il patrimonio culturale e paesaggistico, cioè la presenza fisica sul territorio di luoghi, beni materiali, strutture, istituzioni e altre risorse di specifico valore e interesse storico, artistico, architettonico e ambientale. Dall’altra, la qualità del tessuto produttivo/culturale, cioè l’insieme di attività di produzione, distribuzione e formazione d’interesse culturale che comprende le imprese dell’industria culturale in senso stretto, le industrie creative e le imprese di produzione di prodotti di tradizione locale e di qualità.
Rispetto a tali dimensioni l’analisi permette di disegnare una nuova geografia del territorio nazionale – con le sue eccellenze, i suoi squilibri e i suoi ritardi - e di individuare ecosistemi culturali omogenei rispetto all’insieme delle risorse che contribuiscono a definirne l’attrattività e la competitività in ambito culturale.

Arosio
Intervento di Fabrizio Maria Arosio al seminario "Forme fisiche dei sistemi urbani"
Fabrizio Maria Arosio Direzione centrale delle statistiche socio-demogfrafiche e ambientale - ISTAT Biografia Vedi atti

Nato a Roma nel 1964 e laureato in Scienze statistiche e demografiche. Dal 1991 al 1998, ha svolto attività di ricerca sociale per la Fondazione Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) di Roma, nel settore “Processi formativi” e “Welfare e diritti di cittadinanza”.
Attualmente è primo ricercatore dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), dove dal 2001, dirige l’unità operativa “Cultura e tempo libero”, presso la Direzione centrale delle statistiche socio-demografiche e ambientali, progettando e coordinando le indagini, le rilevazioni e le elaborazioni di dati e indicatori sulle istituzioni e i servizi culturali. Nell’ambito delle attività dell’istituto, coordina le attività di produzione statistica e di ricerca sul patrimonio museale, archivistico, bibliotecario, nonché sul settore editoriale e sportivo ed è membro della “Commissione scientifica per la misura del benessere”, con l’obiettivo di sviluppare una rappresentazione multidimensionale del “benessere equo e sostenibile” (Bes).
In qualità di responsabile dell'Unità operativa, ha coordinato le attività di produzione statistica ed i progetti di ricerca per la descrizione e l'analisi dei fenomeni che riguardano la produzione, la distribuzione e la fruizione di beni e di servizi culturali, e più in particolare il patrimonio artistico, storico, museale, archivistico e bibliotecario, nonché l’editoria, lo spettacolo dal vivo, il settore sportivo e i media.

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Struttura e performance delle imprese nei SLL

L’aumentata disponibilità di dati economici relativi alle imprese italiane e la possibilità di riferirli ai luoghi di produzione consente di approfondire importanti aspetti competitivi del nostro tessuto produttivo. La scelta dei sistemi locali, aree delimitate sulla base dei rapporti tra luoghi di residenza e di lavoro, rafforza la capacità esplicativa delle nuove informazioni disponibili.
L’analisi, condotta con riferimento alle unità locali, si concentra sulle due più importanti dimensioni che caratterizzano il tessuto delle imprese italiane nel 2012: le caratteristiche strutturali (addetti, unità locali, dimensione media delle unità locali) e i principali risultati economici, espressi sia in termini di peso percentuale sul totale dell’economia che come rapporti caratteristici.
Verrà presentato anche un approfondimento sulle performance delle imprese sui mercati internazionali.

Cruciani
Sandro Cruciani Direzione centrale per lo sviluppo dei sistemi informativi e dei prodotti integrati, la gestione del patrimonio informativo e la valutazione della qualità - ISTAT Biografia

Sandro Cruciani è Direttore della Direzione Centrale per le statistiche ambientali e territoriali.

È stato il responsabile del Capitolo 2 “Luoghi, città, territori. Struttura e dinamiche di sviluppo” del Rapporto Annuale 2015 dell’Istat. Ha recentemente coordinato il gruppo di lavoro per l’aggiornamento dei sistemi locali 2011 e un progetto promosso dall’Eurostat per la produzione di statistiche territoriali sulla copertura del suolo.  È stato dirigente del servizio “Servizio informazioni territoriali e sistema informativo geografico” e, in tale ambito, ha coordinato rilevanti progetti legati al territorio tra i quali l’aggiornamento delle “Basi territoriali per i censimenti”  e la progettazione di Atlanti territoriali. È stato il referente nazionale presso Eurostat per le statistiche territoriali e le statistiche urbane e coordinatore della Convenzione Istat-DPS “Informazione statistica territoriale e settoriale per le politiche strutturali 2001-2008”.

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I distretti industriali 2011

L’Istat ha individuato l’elenco dei distretti industriali 2011 identificati a partire dai Sistemi Locali del Lavoro (SLL) del 2011. Questi ultimi sono stati definiti utilizzando gli spostamenti luogo di residenza/luogo di lavoro rilevati con il 15° Censimento della popolazione. Per individuare i distretti industriali, l’Istat ha applicato a ciascuno dei 611 SLL i dati relativi alle unità locali, alle attività economiche e agli addetti desunti dal 9° Censimento dell’industria e dei servizi. I distretti industriali sono entità socio-territoriali costituite da una comunità di imprese e di persone unite, oltre che da relazioni territoriali, anche dai legami socio-economici che tale compresenza genera. La metodologia di individuazione dei distretti industriali dell’Istat seleziona i SLL caratterizzati dalla presenza di micro, piccola e media impresa (in accordo con la disciplina comunitaria, costituite da unità produttive con meno di 250 addetti), con una elevata concentrazione territoriale di occupazione manifatturiera focalizzata in un’industria principale. Sono 141 i distretti industriali identificati dall'Istat. Essi costituiscono circa un quarto del sistema produttivo del Paese, in termini sia di numero di SLL (il 23,1% del totale), sia di addetti (il 24,5% del totale), sia di unità locali produttive (il 24,4% del totale). L'occupazione manifatturiera distrettuale rappresenta oltre un terzo di quella complessiva italiana, in linea con quanto osservato 10 anni fa. All'interno dei distretti industriali risiede circa il 22% della popolazione italiana. Aumenta l'estensione e la dimensione demografica ed economica dei distretti. Ogni distretto, in media, è costituito da 15 comuni (13 nel 2001), abitato da 94.513 persone (67.828 nel 2001) e presidiato da 8.173 unità locali (6.103 nel 2001) che assorbono 34.663 addetti (26.531 nel 2001).

Lorenzini
Intervento di Franco Lorenzini al seminario "Forme fisiche dei sistemi urbani"
Franco Lorenzini Direzione Centrale delle rilevazioni censuarie e dei registri statistici - ISTAT Biografia Vedi atti

Dirigente di ricerca presso l'Istituto Nazionale di Statistica, attuale responsabile del Servizio Censimenti Economici.

In qualità di responsabile ha curato la realizzazione del 5° Censimento generale dell’agricoltura del 2010 e del 9° Censimento generale dell’industria e dei servizi del 2011, realizzando in tale ambito le rilevazioni censuarie sulle imprese, sulle istituzioni non profit e sulle istituzioni pubbliche.

In passato ha progettato e curato la nuova indagine sulle unità locali delle imprese (IULGI), nel periodo 1999-2000, il Primo Censimento delle istituzioni private e imprese non profit nonché, nel periodo 1997–99, il Censimento intermedio dell’industria e dei servizi – indagine short form.

Ha acquisito notevole esperienza nel campo delle rilevazioni censuarie e delle rilevazioni in campo economico sulle imprese e sulle istituzioni, che lo hanno portato a realizzare pubblicazioni, a partecipare a gruppi di lavoro e commissioni, ad intervenire in seminari e convegni, a svolgere docenze. Ha acquisito notevole esperienza nel trattamento e analisi dei dati territoriali che lo hanno portato a realizzare e pubblicare una serie di studi nel campo dei sistemi locali del lavoro e dei distretti industriali.
 

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